La governance dimenticata. Nell’era delle imprese Esg, la «e» di environment la fa da padrona. La «s» di social si presta bene ai report di sostenibilità e alle campagne pubblicitarie. E la «g»? Troppo spesso confinata a un piano tecnico e affidata agli uffici legali delle aziende.

Eppure, è proprio lì, nella dimensione gestionale, che si misura la coerenza più profonda di un’impresa con i valori che dichiara.

Quando parliamo di governance – termine che, significativamente, non traduciamo in italiano – il pensiero corre subito all’amministrazione interna: organigrammi, rapporti con i dipendenti, inclusione, codici etici, sistemi di compliance. Le politiche Esg dei principali operatori istituzionali e dei gruppi quotati confermano questa impostazione, limitando l’attenzione quasi esclusivamente agli aspetti endosocietari.

Ma una visione autentica del governo d’impresa non può fermarsi alla comfort zone delle procedure interne.

La partita della governance, infatti, si gioca soprattutto nel comportamento di un’impresa verso l’esterno: nell’etica delle pratiche commerciali, nella correttezza dei rapporti contrattuali, nel rispetto sostanziale – non solo formale – di clienti, fornitori, competitor e stakeholder. È qui che si vede se i principi dichiarati trovano riscontro concreto in contratti, negoziazioni, prassi operative e scelte quotidiane sul mercato.