Negli ultimi dieci anni la sostenibilità è passata dall’essere un fattore accessorio per le imprese a pilastro delle strategie industriali e finanziarie. L’attenzione per gli aspetti ambientali, sociali e di governance – sintetizzati nell’acronimo Esg – è ormai entrata nei bilanci, nelle scelte dei consigli di amministrazione e anche nei radar degli investitori. Se in passato le politiche green erano viste soprattutto come un tema reputazionale, oggi il mercato tende a premiare concretamente le aziende più virtuose. Lo dimostra un’analisi condotta da Deloitte, che ha studiato il legame tra punteggi Esg e valore di mercato. La ricerca rivela l’esistenza di un vero e proprio “Esg-driven value premium”: le società con performance migliori nei criteri di sostenibilità godono di multipli di mercato più alti rispetto alle concorrenti.

Il riferimento è ai multipli Ev/Ebitda, che rappresentano un indicatore molto utilizzato per valutare le imprese. L’Ev (Enterprise Value) indica il valore complessivo di una società, dato dalla somma tra capitalizzazione di borsa e debito netto. L’Ebitda è invece l’utile operativo lordo, ossia il risultato prima di interessi, tasse, deprezzamenti e ammortamenti. Il rapporto Ev/Ebitda indica quante volte il mercato è disposto a pagare gli utili operativi di un’impresa. Più il multiplo è elevato, maggiore è la fiducia degli investitori sulle prospettive future. Secondo Deloitte, un incremento del punteggio Esg comporta un aumento statisticamente significativo del multiplo Ev/Ebitda. In alcuni casi, un miglioramento di dieci punti nell’indicatore Esg può quasi raddoppiare il multiplo, segnalando una forte correlazione tra impegno in sostenibilità e valore riconosciuto dal mercato. In altre parole, investire per migliorare le performance Esg non rappresenta solo un costo, ma genera ritorni misurabili, superiori ai costi sostenuti.