KHERSON -Mavka ha paura. Sa bene a cosa andrebbe incontro se venisse scoperta dai russi: percosse, detenzione, torture.

Ogni volta che esegue i suoi graffiti con i simboli ucraini in un luogo strategico, incolla un poster patriottico sui muri di Melitopol, scrive slogan sulle banconote russe, perfino quando recupera i materiali per lavorare, sa che occhi indiscreti potrebbero denunciarla e decretare la sua fine.

Come non avere paura? Eppure, questa donna di circa trent’anni, dalla voce morbida, che intrattiene con noi una lunga conversazione su Telegram, mostra grande affabilità.

Il tono della sua voce è sereno, come se si trovasse in un caffè di una città europea.