ROMA – Non ci sono più risorse, dal governo ci aspettiamo rispetto anche sulla mancanza di mezzi finanziari per proseguire l’attività a Taranto». I sindacati metalmeccanici, il giorno dopo l’avvio della procedura di licenziamento dei primi 2.500 addetti delle imprese dell’indotto dell’area a caldo dell’ex Ilva, lanciano un nuovo allarme: a inizio ottobre — anche ipotizzando esiti positivi dei ricorsi presentati alla Corte d’Appello sulla decisione di luglio che impone lo stop agli altoforni al 28 ottobre — non ci saranno le condizioni per continuare a produrre. Oltre alla mancanza della disponibilità di materie prime, che si stanno già riducendo, non ci sarebbero fondi «per far marciare gli impianti residui, pagare stipendi e fornitori e anticipare la cassa integrazione».

Per la salvezza dell'ex Ilva di Taranto inizia il conto alla rovescia, guardingo il sindacato UILM sulla cordata tricolore promossa da Federacciai: "Criterio sono garanzie…

Lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell'indotto ex Ilva. I sindacati: "Rischio bomba sociale" a Taranto.

Ventotto aziende avviano le procedure collettive