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L’Aigi, l’associazione che riunisce le imprese fornitrici e in appalto dell’ex ILVA di Taranto, ha inviato ai sindacati 28 lettere provenienti da altrettante aziende, con cui vengono avviate le procedure di licenziamento collettivo che coinvolgono più di 2.500 lavoratori.
Il presidente dell’associazione, Nicola Convertino, l’ha definito un atto «estremo e doloroso», ma anche «dovuto e inevitabile» per via della sentenza della Corte d’Appello di Milano che a luglio ha sancito la chiusura entro il 28 ottobre dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, a causa delle sue ricadute ambientali e sanitarie sul territorio. Convertino dice che le aziende sono arrivate a questa decisione anche per la mancanza di una «ragionevole programmazione» che avrebbe potuto metterle in sicurezza.
L’ex ILVA (l’attuale nome della società è Acciaierie d’Italia) è l’impianto siderurgico più grande d’Italia. Da diverso tempo lo Stato italiano la gestisce in amministrazione straordinaria e il governo sta cercando di venderla, ma farlo non è facile. Le molte decisioni giudiziarie che ne hanno ordinato la chiusura per il suo impatto ambientale (la prima fu del 2012), il commissariamento e la prospettiva della vendita hanno innescato una crisi industriale e occupazionale che va avanti da anni, tra proteste di lavoratori, interventi dei governi e tentativi di trovare un nuovo proprietario.











