Il giudice riconosce una «carente e contraddittoria ricostruzione del reato» nella sentenza di primo grado. Nessuna «consorteria autonoma», ma legata al clan di Limbadi

Il giudice riconosce una «carente e contraddittoria ricostruzione del reato» nella sentenza di primo grado. Nessuna «consorteria autonoma», ma legata al clan di Limbadi

La Corte d’Appello ribalta la lettura del primo grado sulle presunte pressioni elettorali e respinge l’ipotesi di un patto con D’Amico: «Manca del tutto la prova di un accordo»