Da una condanna a un anno di reclusione all’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Ma per comprendere davvero la posizione di Salvatore Solano, ex sindaco di Stefanaconi ed ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, nel processo Petrolmafie bisogna andare oltre il dispositivo e leggere le motivazioni depositate dalla Corte d’Appello di Catanzaro. I giudici di secondo grado non si limitano a cancellare la condanna pronunciata dal Tribunale di Vibo Valentia, vanno oltre e smontano alla base la ricostruzione delle presunte pressioni esercitate per favorire l’elezione di Solano alla presidenza della Provincia e, contemporaneamente, ritengono non provata l’esistenza di un accordo illecito tra l’allora presidente e il cugino Giuseppe D’Amico.
In primo grado Solano era stato dichiarato responsabile del capo A12 (che riguardava le elezioni provinciali del 31 ottobre 2018 e contestava, in concorso con Giuseppe D’Amico, un’ipotesi di illecita pressione sugli elettori per procurare voti alo stesso Solano, allora candidato alla presidenza della Provincia di Vibo Valentia), con esclusione dell’aggravante mafiosa, e condannato a un anno di reclusione e 50 euro di multa con pena sospesa. Era stato invece già assolto dai capi relativi al presunto accordo corruttivo e alla vicenda dell’affidamento del bitume. In Appello cade anche l’unica condanna.






