Si conclude con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste la lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto Aldo Grutteria, imprenditore lametino operante nel settore dei carburanti, imputato nel maxi-procedimento “Petrolmafie” e difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Patrizia Morello.Il procedimento traeva origine dall’ampia inchiesta sulla filiera illecita dei carburanti sviluppata tra la Calabria e altre regioni del Mezzogiorno, nell’ambito della quale erano state contestate, a vario titolo, ipotesi di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante, in alcune posizioni, dell’agevolazione o del metodo mafioso.

Dalle pesanti accuse iniziali al sequestro dei beni

Nei confronti di Aldo Grutteria, nella fase cautelare, era stato disposto il sequestro delle aziende riconducibili all’imprenditore e dell’intero patrimonio personale. Con la sentenza di primo grado emessa dal Gup di Reggio Calabria all’esito del rito abbreviato, la misura era stata trasformata in confisca e l’imputato era stato ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere e autoriciclaggio, con condanna alla pena di tre anni di reclusione.Successivamente, la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva assolto l’imprenditore dall’imputazione di autoriciclaggio, disponendo la revoca della confisca e la restituzione dei beni, ma aveva confermato la responsabilità per il reato associativo, rideterminando la pena in un anno e quattro mesi di reclusione. Avverso tale decisione, i difensori proponevano ricorso per Cassazione, censurando la tenuta logica e probatoria della pronuncia di condanna in relazione al delitto associativo.