Se c’è una lezione che abbiamo imparato dopo l’ennesimo decreto carburanti è che le misure provvisorie, erogate col contagocce, servono a poco. Le tredici proroghe dello sconto sui carburanti che si sono succedute da metà marzo ad oggi ci sono costate ben 2,6 miliardi di euro. Se una cifra simile fosse stata messa su un’unica misura, per quanto una tantum, avrebbe avuto ben altro effetto. Questione di scelte e di visione prospettica: esattamente quelle a cui oggi è chiamato il governo. Guardando avanti, alle prossime settimane, con la ripresa si preannuncia una nuova generalizzata ondata di rincari, coi carburanti ben sopra la soglia dei 2 euro, le bollette che secondo le ultime previsioni aumenteranno anche del 40%, le spese per la scuola dei figli di nuovo in rialzo come del resto gli alimentari, a partire dai prodotti freschi che come tutti gli altri beni che viaggiano su gomma non potranno che risentire ancora, ancora di più, del caro gasolio. Di fronte alla stangata che si prospetta per i prossimi mesi il governo deve intervenire mettendo in campo sostegni concreti (robusti e strutturali) a favore di famiglie e piccole imprese. Il Garante dei prezzi vigila, monitora i listini, ma finora (carburanti a parte) non ha fatto scattare alcun altro allarme. Stando agli ultimi dati ufficiali l’inflazione viaggia infatti poco sotto il 3% (2,9% a luglio, mentre l’inflazione acquista per l’intero 2026 è all’1,8%), ma questi sono dati medi, mentre spese e consumi oltre che ai redditi sono legati agli stili di vita di singoli e famiglie, cambiano in base all’età, alla composizione del nucleo familiare ed alle zone di residenza. In molto casi, al di là delle statistiche e degli indici ufficiali, il rincaro del costo della vita va ben oltre. E non si tratta solo della famigerata inflazione percepita, sono soldi in più che escono dai portafogli. Per questo occorre un argine, robusto. Servono misure strutturali e anche coraggiose: qualcuno propone, ad esempio, di introdurre un price cap al prezzi dei carburanti mentre il governo sembra cincischiare ancora ragionando di bonus e interventi selettivi. Bisogna prepararsi poi a contrastare il nuovo caro bollette e soprattutto, più in generale, bisogna mettere più soldi nelle tasche degli italiani, certo riducendo le tasse (ma più che alzare a 60 mila euro lo scaglione Irpef tassato al 33% andrebbe restituito a lavoratori e pensionati il fiscale drag), ma soprattutto favorendo davvero i rinnovi dei contratti, non solo con incentivi fiscali ma anche con una “moral suasion” nei confronti dei datori di lavoro. Nonostante tutto l’economia del Paese non sta andando male per cui dalle imprese su questo fronte si potrebbero pretendere sostegni maggiori. Certo per “scudare” le famiglie italiane servono soldi, tanti soldi, ed è la politica che deve scegliere. Immaginare però di tassare gli extraprofitti dei giganti dell’energia e delle banche, magari con una norma inserita nella prossima legge di Bilancio (e quindi fuori tempo massimo), è una proposta che serve più ad alimentare il dibattito politico che a fare cassa (come dimostrano le esperienze precedenti) mentre oggi non è più il tempo né del piccolo cabotaggio né delle proposte demagogiche.

Il taglio delle accise sul gasolio è in scadenza e c'è una nuova ipotesi per contrastare il caro carburante: il dibattito è aperto nel governo.

Benzina sopra 2 euro, gasolio in autostrada a 2,20€: il governo prorroga lo sconto accise e prepara misure selettive per redditi bassi.