Roma, 25 mag. (askanews) - "Sono stata picchiata, e quello era solo l'inizio di quattro giorni di vero e proprio inferno, era solo l'inizio di un processo sistematico, sorvegliato e calcolato, volto a punirci per aver osato denunciare la loro follia omicida e genocida": così gli attivista australiani della flotilla per Gaza, dopo essere stati intercettati ed espulsi da Israele, sugli abusi subiti dalle forze israeliane durante una conferenza stampa al loro ritorno a Sydney."Sono stata picchiata e quello è stato solo l'inizio di quattro giorni di vero e proprio inferno. Ho guardato negli occhi le persone più spietate dell'universo e non ho ricevuto alcuna risposta. Queste persone devono essere fermate. Il regime sionista di Israele, regime genocida e serial killer, deve essere assolutamente smantellato e Albo (Anthony Albanese), dove sei quando abbiamo bisogno di te?", ha raccontato alla stampa Juliet Lamont, chiamando in causa il primo ministro Anthony Albanese,"Non era nostro compito essere trascinati su una nave-prigione, essere bersagliati da colpi d'arma da fuoco nel Mediterraneo, essere trascinati, legati con cavi, legati come maiali, ricevere così tanta acqua in faccia da pensare di annegare, e quello era solo l'inizio di un processo sistematico, sorvegliato e calcolato per punirci in modo assoluto per aver osato smascherare la loro follia genocida e serial killer", ha aggiunto."Loro sparano in strada, lui continua a essere loro amico. Come possiamo vivere, come possiamo vivere in un mondo sicuro quando il nostro governo continua a definire questo Stato un amico e un alleato? Finché questo Paese definisce Israele un amico, come possiamo essere orgogliosi di essere australiani?", ha dichiarato un altro attivista australiano, Zack Schofield.

La denuncia dell’organizzazione umanitaria dopo la liberazione dei militanti catturati in acque internazionali: “Solo un piccolo esempio della brutalità inflitta ai palestinesi”

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