di Simonetta Lucchi

Ora, si sta forse stancando. La “gente di montagna”, come secondo alcuni ospiti in popolari trasmissioni televisive. Definizioni di luoghi e comunità così com’erano ancora non più di cinquant’anni fa. Ma, ormai, perlopiù scomparsi.

“Le Olimpiadi bene o male portano movimento, portano qualche soldo, e mi dispiace per i larici, ma la facciamo questa Olimpiade o non la facciamo? Se la facciamo non dobbiamo renderci ridicoli e quindi non avere i mezzi, non avere i trampolini, non avere le piste da bob”, dice lo scrittore ertano. Già, per i 500 larici, dispiace. “Vorrei essere un larice” – scriveva Norbert Conrad Kaser, il più grande poeta tedesco, altoatesino, che scriveva in lingua italiana: “Molto più vecchio vorrei diventare, di lui”. Non fu così, purtroppo. L’amico Alexander Langer si chiedeva perché così poche persone fossero presenti nel 1978 al funerale di Kaser: “…dolente e schernitore, morto giovanissimo” lo definì Claudio Magris in Microcosmi (Garzanti 1998).

Dispiace anche per le vallate ridotte a deserto dal bostrico, appena al di là del confine, ma anche al di qua. Contro il bostrico, al momento, pare, nulla si può fare. Quest’anno si è diffuso moltissimo, grazie forse alla mitezza dell’inverno. Ma peggio di ogni parassita, può l’essere umano.