I russi sono chiamati con toni molto persuasivi a partecipare al rito dell’ “operazione elettorale speciale” da cui lo zar vorrebbe ottenere un’investitura trionfale per i prossimi sei anni: l’attivismo politico-criminale a cui il regime ci ha abituato sta seguendo il suo percorso collaudato e tragicamente ribadito con l’eliminazione di Navalny.

Sul fronte mediatico è ritornata in primo piano la minaccia nucleare, che è sempre uno strumento di esibizione di potenza e di invincibilità ad uso interno prima che di intimidazione nei confronti del nemico, non tramite il megafono Mevdeved, ma direttamente dalla bocca di Putin: “Se la sovranità e l’indipendenza russa vengono messe in pericolo noi siamo pronti a lanciare le bombe atomiche. La Russia dispone di armi nucleari ancora più avanzate di quelle degli Usa e siamo pronti tecnicamente e militarmente ad utilizzarle”. Contestualmente ha annunciato lo schieramento di truppe e mezzi militari lungo tutto il confine con la Finlandia che, insieme alla Svezia, è entrata ufficialmente nella Nato abbandonando la pluridecennale neutralità a seguito dell’invasione dell’Ucraina, un risultato alquanto sgradito al Cremlino e che solo due anni fa sembrava impensabile.