Il Pnrr, dice il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, «continua a essere un qualcosa che non va cambiato, ma ritoccato: vanno rivisti i tempi, perché chiudere tutte le opere e rendicontarle entro il 2026 mi sembra assolutamente ambizioso; e vanno rivisti i prezzi, molto banalmente come fa qualunque impresa a fine anno». «A causa dell’inflazione — aggiunge il titolare dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin — solo il mio ministero ha un onere maggiore di 5 miliardi sui 35 previsti; quindi o si taglia sulle opere o non ci stiamo dentro». Il ministro spiega che l’80% degli interventi spetta agli enti locali e «per questo sto attrezzando una struttura di consulenza per fare in modo che gli interventi non rimangano bloccati per anni perché manca un parere». Secondo il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, «se la scadenza del 2026 non dovesse essere compatibile con le lentezze attuali, «sarà necessario chiedere almeno due anni di proroga» e arrivare quindi al 2028. Conferma la lentezza, sopratutto nella spesa, il ministro per gli Affari europei e il coordinamento sul Pnrr, Raffaele Fitto: «La previsione di spesa del Pnrr quando fu approvato era di 42 miliardi al 31 dicembre di quest’anno, poi è stata corretta al ribasso a 33 miliardi una prima volta e a 21 miliardi lo scorso settembre. È chiaro che c’è bisogno di un confronto a livello Ue».