La condanna di Israele è durissima, e le conseguenze a questo punto garantite più che paventate, dai vertici militari israeliani ma anche politici. Sulle accuse al film documentario 'Naza', contenente le testimonianze di soldati dell'Idf sugli attacchi israeliani a Gaza, arriva il sigillo del primo ministro Benyamin Nethanyahu che, in un video di un minuto pubblicato sui social, attacca la pellicola premiata alla Mostra del cinema di Venezia: "Ne ho sentito parlare, ed è sconvolgente - afferma -. Stiamo combattendo l'incitamento all'antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi, è intollerabile".

Poco prima era stato il capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano Eyal Zamir a promettere nero su bianco che sarà fatta chiarezza su quello che ha definito "un tentativo deliberato di minare la legittimità dell'Idf e dello Stato di Israele". "Non permetteremo - ha affermato Zamir - che i soldati dell'Idf vengano trasformati in bersagli attraverso menzogne e infamanti accuse di sangue. Un simile tentativo va contrastato con decisione, utilizzando ogni strumento a nostra disposizione: legale, di comando e di diplomazia pubblica".

Perciò il capo dell'esercito ha disposto che venga aperta una indagine, incaricando il procuratore generale militare di "valutare e promuovere possibili iniziative legali riguardanti il film e i soggetti coinvolti". In particolare "saranno esaminati gli aspetti relativi alla sicurezza delle informazioni e l'eventuale coinvolgimento di individui nella divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato per la realizzazione del film".