L'alt di Trump conferma alla sola idea di rallentare la ricerca sull'AI conferma quanto sia considerato sempre più un asset strategico nella competizione con Pechino. Quali sono i rischi tecnici concreti e perché secondo gli analisti è più che legittimo sospettare che dietro a quegli allarmi da «fine di mondo» ci siano anche enormi interessi commerciali
Se il pericolo per l’umanità con l’intelligenza artificiale è così concreto, perché i big non si fermano davvero? C’è più di un elemento che stride negli accorati appelli lanciati dal fondatore di Anthropic, Dario Amodei, subito sottoscritti da Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk. Come scrive Federico Ferrazza su Repubblica, chi ha creato la tecnologia che minaccerebbe l’umanità chiede ora di poterla usare in modo più responsabile. Allora non si spiega perché non si fermino tutti, se non cercando la risposta nel fatto che le aziende semplicemente non vogliono.
La corsa ai modelli più potenti e la puzza di spot
Pochi giorni prima OpenAI aveva lanciato GPT6 Astra, definito nei suoi stessi documenti «il modello più capace mai distribuito su larga scala», capace di «individuare vulnerabilità di sicurezza finora sconosciute e sviluppare nuovi modi per sfruttarle». Nello stesso periodo, ricorda sul Messaggero Angelo Paura, un ex ricercatore di Anthropic si è dimesso accusando la sua ex azienda di «giocare con le nostre vite». Anche Paolo Benanti, francescano ed esperto di etica della tecnologia consulente del Vaticano e del governo italiano, legge gli allarmi con sospetto. Alla Stampa spiega che richieste come quelle di Amodei, Altman e Musk arrivano «per loro interesse» e coincidono spesso con il lancio di un modello concorrente più potente.










