Il Ceo di Anthropic insiste sulla necessità di un freno allo sviluppo dell'AI e spinge per una regolamentazione condivisa
L'uno è diventato ben presto un due, che poi si è trasformato in un 4, poi arrivato subito a 8. Poi 16, 32. Un ritmo esponenziale. Usa i numeri Dario Amodei per spiegare quanto veloce sta viaggiando lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. E quanto, dunque, sia urgente rallentare. Poche ore dopo la pubblicazione del lungo post «We must face the frontier» il Ceo di Anthropic è entrato negli studi dell'emittente statunitense Cbs e ha risposto alle domande del corrispondente esperto di tecnologia Jo Ling Kent. Confermando quanto dichiarato per iscritto: la corsa all'AI va frenata, e regolamentata. Ma portando avanti anche accuse, che riguardano anche la sua stessa azienda: «Non vi mentirò i pericoli sono reali. E credo che per troppo tempo il settore abbia mentito alle persone sul fatto che questa tecnologia comportasse dei rischi», ammette. «Questo non significa che oggi dobbiamo farci prendere dal panico - aggiunge - Non significa che dobbiamo bloccare tutto». Ma lo definisce un «segnale d'allarme». E aggiune: «Senza misure di sicurezza l'AI potrebbe controllare Internet in sei mesi».











