Introduzione
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e distribuito in Italia da Lucky Red, Woman Unknown di May el-Toukhy ha vinto il Leone d’Oro, mentre Mathilde Arcel ha conquistato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Nella Danimarca del 1945, subito dopo la fine dell’occupazione tedesca, l’attrice è Marie, domestica prossima alle nozze con il ricco vedovo che la impiega. Un film cupo e dolente sul corpo femminile, la colpa e la vergogna.
Quello che devi sapere
Woman Unknown, la recensione: il rosso della vergogna a Venezia 83
«La guerra non ha un volto di donna», annota Svetlana Aleksievič nel libro con cui ha restituito la parola alle donne sovietiche spedite al fronte e poi derubricate a nota a piè di pagina della Storia. May el-Toukhy raccoglie quella sentenza e la capovolge: in Woman Unknown la guerra un volto di donna ce l’ha eccome, solo che è un volto che nessuno vuole guardare. Un volto che, non a caso, la locandina cancella sotto una pennellata di vernice rossa.










