«Negli ultimi dodici anni mi sono dedicato all'intelligenza artificiale perché credo che possa migliorare drasticamente la qualità della vita umana», inizia così una lunga riflessione di Dario Amodei, ceo di Anthropic, con cui chiede un «rallentamento» nella corsa all’intelligenza artificiale.
«Negli ultimi mesi, però, mi sono convinto che affrontare appieno i rischi richieda ancora più prudenza: non solo investire nella prevenzione dei rischi, ma anche dosare il ritmo di sviluppo delle capacità in modo che la prevenzione abbia il tempo di adeguarsi».
E ha aggiunto: «Dobbiamo rallentare il passo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale.
I progressi sembreranno comunque rapidi, e dobbiamo fare un uso oculato del tempo che guadagniamo».
Il messaggio arriva pochi giorni dopo che un ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, ha annunciato di lasciare la start-up californiana, accusandola di «minimizzare il rischio esistenziale che l'AI rappresenta per l'umanita».










