Piange il telefono fra Riad e Washington. Bin Salman ha parlato due volte al telefono con Donald Trump per esortarlo a fermare gli Houthi. E per due volte il presidente americano ha fatto orecchie da mercante, nonostante ormai le milizie islamiche filo iraniane controllino di fatto la costa yemenita del Mar Rosso. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Un’alba di sangue, un alba color Houthi, quella sorta sulla strategica isola di Perim, situata nel bel mezzo dello stretto di Bab al-Mandab. La conferma della conquista di Perim da parte delle milizie fondamentaliste degli Houthi, dopo quella della città di Dhubab, che sorge direttamente sullo stretto che chiude l’ingresso al Mar rosso e al Canale di Suez, significa che l’Iran controlla le rotte del petrolio. “Questo è il primo giorno in cui l’Iran ha davvero iniziato a vincere la guerra”, scrive il New York Times in un reportage che spiega come e perché la fulminea avanzata delle milizie yemenite, armate ed eterodirette dai pasdaran iraniani, rappresenta una minaccia che rischia di far saltare i trasporti marittimi globali.
Assieme ad Hormuz, lo stretto di Bab al-Mandab é fondamentale ed implica che oltre alla guerra all’Iran bisogna risolvere il conflitto con gli Houthi: ”Servono due soluzioni, non una sola” scrive il New York Times. Dall’isola di Perin e dalla città di Bab al-Mandab, conquistate con un’offensiva lampo di 18 ore, “gli Houthi sono ora in grado di soffocare una delle valvole di sfogo per un mercato energetico già strangolato nello Stretto di Hormuz”, afferma Brett Erickson, uno dei principali esperti dei mercati energetici, che aggiunge: “con due arterie marittime cruciali contemporaneamente bloccate, il mondo si trova ad affrontare una crescente contrazione dei flussi energetici che mantengono in vita l’economia globale”. Per il momento, comunque, i “partigiani di Allah,” come si traduce dall’arabo l’appellativo dei miliziani islamici, hanno assicurato che rispetteranno la libera navigazione di tutte le navi in transito tranne quelle saudite.











