La travolgente vittoria di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni in Sassonia-Anhalt (primo partito, con il 44% dei consensi) ha suscitato preoccupazione, timore, sconforto in Germania e nel resto d’Europa. Uno smarrimento che è diventato angoscia quando il conteggio dei seggi ha rivelato che, ove stringesse un’alleanza con la BSW di Sahra Wagenknecht (partito di sinistra ma anti-migranti), la AfD potrebbe tranquillamente insediarsi al governo di quel Land, situato nella ex Germania-Est.

Lo sconforto dei progressiti è comprensibile, ma controproducente: parlare di neo-nazismo, "onda nera", "buio sopra Berlino" è la via maestra per non capire quel che è successo. Ma anche le reazioni dei conservatori, che danno buona parte della colpa alle politiche e alle non-politiche dell'establishment europeo, sono alquanto fuori bersaglio. Certo, si può osservare che l'autolesionismo dell'Europa viene da lontano, anzi da lontanissimo (Giulio Tremonti ne fece una diagnosi spietata ben 21 anni fa nel suo libro Rischi fatali), e che il green deal con conseguente smantellamento accelerato dell'industria europea ha dato il colpo di grazia. E tuttavia, a mio parere, addossare tutta la colpa all'Europa e alla sua classe dirigente, è un errore di prospettiva.