BOLZANO. Aveva lavorato in ospedale a Bolzano, fin nei reparti sensibili come quello di terapia intensiva neonatale, e da alcuni anni prestava la sua opera infermieristica presso il poliambulatorio di Bressanone. La morte di Shahzeb Altaf ha lasciato sgomenti i suoi colleghi. Il corpo del 32enne, all'alba di lunedì mattina, è stato recuperato dalle acque del fiume Isarco. I vigili del fuoco lo hanno trovato incastrato su alcune pietre affioranti, appena dopo Ponte Palermo, sul lato di via Genova.
La dirigente
«Una persona molto curiosa con tanta voglia di imparare». Così Marianne Siller, direttrice tecnico-assistenziale dell'Azienda sanitaria, responsabile dei circa 3.500 infermieri dell'azienda, ricorda Shahzeb Altaf. «Ha lavorato in più comprensori e in più ambiti e sapeva mettersi in discussione» aggiunge la dirigente. Il 32enne lavorava presso il poliambulatorio di Bressanone, ma prima, sempre nello stesso ospedale, era nel reparto di sterilizzazione.
Il sindacalista
«Prima ancora, fino al Covid, lo ricordo impiegato presso il reparto di terapia intensiva neonatale al San Maurizio di Bolzano, e lo ricordo, sul piano umano, come un buon ragazzo con un gran cuore e molto sensibile» lo descrive, invece, Massimo Ribetto, rappresentante regionale del sindacato di categoria Nursing Up. «Ho appreso la notizia della sua morte dal giornale e sono rimasto scioccato» aggiunge Ribetto il quale, però, ammette di conoscerlo soltanto per gli aspetti professionali: «fuori dall'ambiente professionale, non so chi fosse realmente». In molti del suo ambiente, infatti, sostengono che professionalmente era molto apprezzato ma la sua vita privata non era semplice. C'è chi parla con rispetto di un "alone di sofferenza", senza spiegarne il senso.









