Arezzo, 13 settembre 2026 – Sta riverso a terra, in una pozza di sangue. Immobile, senza vita. Nell’ora che scivola tra la notte e l’alba, un uomo muore nel parcheggio dell’ospedale. Ha 40 anni, viveva da solo a Cortona. Perché è arrivato fin lì? E cosa è successo intorno alle 3 nella zona che costeggia i vialetti, dove gli alberi del Parco del Pionta fanno ombra e nascondono storie di solitudine.

Lo hanno trovato dove medici e infermieri lasciano le auto per il turno al San Donato: lì, nella notte ovattata e silenziosa di un luogo in cui si va per guarire, non per morire. Una morte ancora avvolta nel mistero: gli investigatori procedono a tutto campo, tengono aperte tutte le piste nella fase delicatissima di indagini partite già come una sorta di “sharada”, un rebus da risolvere, un rompicapo.

Le ipotesi degli investigatori

Resta in campo l’ipotesi del delitto, qualcuno che può aver aggredito l’uomo e lo ha colpito fino ad ucciderlo. Ma resta in campo, anche l’ipotesi di quello che i carabinieri definiscono un atto di autolesionismo.

Un suicidio. Lì, in quel punto dove all’alba un passante vede una persona a terra che non si muove e lancia l’allarme. I pochi elementi che trapelano dal “muro” degli investigatori che mantengono una linea di prudenza, si appuntano al sopralluogo del medico legale: sul cadavere sono state riscontrate diverse ferite da taglio nella zona del collo ma anche sul resto del corpo. Come è stato possibile? E c’è un particolare che fa riflettere. Attorno al cadavere gli specialisti dell’Arma hanno prelevato una serie di reperti ma non è stata trovata nessuna arma, nessun coltello o lama artigianale.