Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno, poi dicono Niente. Non è niente. Solo la reunion degli Oasis. Steven Knight, ideatore e produttore di “Don’t look back in anger”, il documentario sul ritorno degli Oasis, è l’uomo che si è inventato sia “Chi vuol essere milionario?” sia “Peaky Blinders”, un processo creativo che non poteva che arrivare alla perfetta sintesi tra i milionari e Tommy Shelby: i fratelli Gallagher. Dopo essere andata a Londra a vedere il concerto degli Oasis lo scorso anno, ho deciso quindi di intraprendere un altro grande viaggio della speranza: andare al cinema a Rozzano.
Percependomi Fedez che torna in città dopo aver fatto i soldi, e nonostante le inconcludenti proteste della mia famiglia – per l’Odissea ci hai portato in un cinemino, ma gli Oasis li andiamo a vedere in IMAX – trascinata da me in questo delirio parasociale, mi trovo in mezzo alla premiere di quello che è il “Barbie” degli hooligan: in sala siamo tragicamente tutti vestiti uguali in total look Adidas, nessuno capisce più dov’è il suo posto che nemmeno i parenti si riconoscono tra loro.
Una volta seduti, la prima mezz’ora dell’esperienza cinematografica si traduce in: trailer della versione restaurata di “Drive” manco fosse “Quarto Potere”, trailer del film evento sul tour di “Faith” di George Michael, trailer del campionato europeo di pallavolo, trailer del biopic su Pino Daniele, trailer di un film in cui parlano in toscano e per forza di cose non ho capito il titolo, spiegazione con infografica di come si usano le poltrone – dicono che se cade qualcosa sotto la poltrona bisogna chiamare un inserviente, che i bambini non devono assolutamente guardare sotto la poltrona, cosa ci sarà sotto la poltrona non lo so, forse Morrissey –, pubblicità del cinema in cui siamo, pubblicità del film che stiamo per vedere, tutto questo mentre si rincorrevano voci incontrollate che il Como stesse vincendo 4-1 in Champions.














