Scritto a quattro mani con Paolo Cananzi e arricchito dal progetto sonoro di Hubert Westkemper, lo spettacolo — prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Giovit — prende il titolo dai celebri versi del poeta italiano Sandro Penna: «Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita».
Dinanzi al rischio che i ricordi sfumino con il passare del tempo, il protagonista sceglie di ricostruire la propria identità non attraverso le immagini, ma affidandosi ai suoni, alle musiche e ai rumori che ne hanno segnato l’esistenza. L’opera si sviluppa come un’indagine interiore, profonda e leggera.
Il registro scenico spazia con disinvoltura dal ritmo di una barzelletta lasciata a metà fino alla memoria toccante delle testimonianze del padre, superstite dell’Olocausto. Voci umane, sinfonie e rumori d’ambiente diventano gli strumenti centrali della narrazione, rivendicando la forza evocativa del teatro puro, capace di creare suggestioni senza ricorrere alla sovrabbondanza di immagini visive. L’umorismo opera come un filtro protettivo contro la retorica, trasformando le amnesie e i vuoti di memoria in un’occasione di risata liberatoria e di riconciliazione con la vita.







