Con un cuore artificiale il piccolo Domenico Caliendo poteva essere salvato. Poi: precise responsabilità dietro la morte del piccolo risiedono anche nell’ospedale di Bolzano, per la sciagurata scelta di usare ghiaccio sintetico per accompagnare il cuore destinato al bimbo di Nola. E infine: l’intervento di espianto-trapianto effettuato al Monaldi lo scorso 23 dicembre è stato condotto in modo corretto, tanto che nessun rilievo può essere contestato ai chirurghi del Monaldi finiti sotto inchiesta a Napoli. Sono questi i punti centrali della maxiperizia firmata da tre consulenti (Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini) per conto del gip Mariano Sorrentino, nel corso dell’incidente probatorio per accertare le responsabilità della morte del bambino.

LE MOTIVAZIONI Oltre cinquecento pagine che spostano l’attenzione sul pre e sul post intervento di impianto-espianto del cuore ghiacciato lo scorso 23 dicembre. Bisognava fare ricorso a un cuore artificiale, un Berlin Heart, che avrebbe dato più speranze di vita al piccolo rispetto all’Ecmo, vale a dire all’allacciamento ad una macchina esterna (che ha deteriorato, nei sessanta giorni successivi, gli organi del piccolo). Più nello specifico, si legge: «Come ampiamente argomentato, il Berlin Heart Excor avrebbe consentito di estendere, per un intervallo di tempo considerevolmente più lungo, il periodo in cui il paziente avrebbe mantenuto condizioni sistemiche idonee a renderlo candidabile all’intervento chirurgico di ritrapianto, in attesa del cuore». Oppido, si sa, non ha mai creduto all’opportunità del cuore artificiale, ma - scrivono i consulenti - non ha neanche chiarito sulla scorta di quali valutazioni tecniche ha scelto la Ecmo e non il cuore artificiale. ALTO ADIGE Ma c’è un altro punto su cui insistono gli inquirenti: la necessità di verificare eventuali responsabilità nell’ospedale di Bolzano. È il caso della fornitura di ghiaccio secco invece di ghiaccio d’acqua alla dottoressa napoletana Gabriella Farina (che aveva espiantato l’organo del donatore). Riflettori puntati in particolare sul ruolo della vicecoordinatrice della sala operatoria, che dà l’ok al telefono all’uso del ghiaccio secco (senza imporre l’uso di ghiaccio d’acqua). Rilievi decisivi in questa storia, perché fino a questo momento nessun medico o infermiere è indagato a Bolzano. Inchiesta del pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento dell’aggiunto Antonio Ricci, possibile che gli inquirenti svolgano nuovi approfondimenti al San Maurizio di Bolzano. Torniamo alla perizia. Censure rivolte a Angelika Pichler, che «prima di inoltrare richiesta ai suoi collaboratori, avrebbe dovuto assicurarsi quale membro e di quale equipe avesse chiesto il ghiaccio, ma anche che tale materiale fosse realmente utile in una sala operatoria dove certamente era consapevole che si stesse effettuando un intervento di prelievo di cuore e di fegato». E se anche, per assurdo - insistono i periti - le avessero chiesto del ghiaccio secco, comunque «si sarebbe dovuta opporre». Ma ce n’è anche per la dottoressa napoletana Gabriella Farina (assistita dai penalisti Dario Gagliano e Annamaria Ziccardi), che «non provvide a portare ghiaccio a sufficienza e non verificò che ciò che le era stato fornito era ghiaccio secco». SCAGIONATI Sull’intervento del 23 dicembre al Monaldi, non ci sono rilievi da parte dei periti nei confronti dei chirurghi Guido Oppido e di Emma Bergonzoni (e della collaboratrice Addonizio), che vengono scagionati in relazione a un punto cruciale di questa storia: quello di aver anticipato l’espianto del cuore nativo di Domenico, prima ancora che venissero constatate le condizioni del cuore in arrivo da Bolzano. Nessun rilievo verso Oppido e Bergonzoni, che avrebbero agito secondo le linee guida. Anche se venisse dimostrato che l’intervento era stato anticipato, nessuna censura in questo senso potrebbe essere loro mossa: hanno agito secondo le linee guida e in mancanza di un segnale di allarme da parte di chi era preposto al trasporto del contenitore ma anche all’apertura della box frigo con l’organo donato. Spiega il professore Vincenzo Maiello, che assiste la vicechirurga Bergonzoni (sospesa per sette mesi in relazione alle accuse di falso in cartella clinica): «Le conclusioni della perizia escludono ogni responsabilità della dottoressa Bergonzoni nella fase operatoria in cui ha svolto un ruolo. Auspichiamo che si possa decretare la fuoriuscita della Bergonzoni da una vicenda giudiziaria per lei molto dolorosa». Soddisfatti gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, che assistono Oppido (sospeso per 12 mesi dalla professione medica, per il presunto falso in cartella clinica): «I periti arrivano a una conclusione per noi importantissima: in quella situazione la procedura poteva essere fatta anche nei tempi che il pm configura e che invece noi sulla, base di prove documentali, contestiamo: se anche avesse iniziato la cardiectomia prima dell’arrivo del cuore in sala, circostanza a nostro avviso non vera, non si potrebbe muovere alcuna censura al dottor Oppido». Ieri l’udienza del Riesame per falso in cartella clinica è stata rinviata, per consentire ai giudici di leggere il contenuto della maxiperizia. Difesi dall’avvocato Francesco Petruzzi, Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino (genitori di Domenico) erano in aula per l’udienza dell’incidente probatorio: «Voglio guardare negli occhi i medici a cui avevo affidato mio figlio». Ed è l’avvocato Petruzzi a chiedere di verificare l’ipotesi di omicidio volontario con il dolo eventuale per le scelte adottate dopo il trapianto del cuore ghiacciato nel piccolo Domenico.