La montagna non è soltanto spopolamento, crisi dei servizi e difficoltà economiche. È anche un territorio vivo, fatto di persone, iniziative e nuove possibilità. È da questa prospettiva che a Forni di Sopra si è aperta la due giorni dedicata ai dieci anni della Dolomiti Mountain School, il percorso che dal 2016 mette a confronto studiosi, amministratori ed esperti sulle trasformazioni delle terre alte.
Una giornata dedicata a demografia, economia, servizi, turismo e comunità, ma soprattutto alle condizioni necessarie per continuare a vivere e costruire un futuro nelle aree montane. Al confronto hanno partecipato docenti universitari, demografi, economisti, antropologi, amministratori e studiosi delle terre alte, portando esperienze e letture differenti di territori alle prese con cambiamenti profondi.
Dieci anni di incontri e ricerca
A ripercorrere il cammino della Dolomiti Mountain School è stato Gian Paolo Carbonetto, giornalista, studioso delle culture della montagna e coordinatore della scuola, che ha ricordato il contributo dei numerosi relatori coinvolti nel corso degli anni e le nuove iniziative e collaborazioni nate proprio grazie a questo percorso.
Tra gli interventi della giornata anche quello di Andrea Zannini, professore ordinario di Storia moderna all’Università degli Studi di Udine, che ha invitato a non leggere la montagna esclusivamente attraverso la lente della crisi. “La montagna non è né una tomba né un deserto. È piena di iniziative, è piena di vitalità, è piena di persone“, ha sottolineato Zannini.






