Affitti a prezzi ridicoli, aria pulita, sport a portata di mano, lezioni nei boschi: ma l’università della montagna non va immaginata come un mondo fatato. Dietro al progetto dell’Università Statale di Milano, nato quasi 30 anni fa a Edolo, paesino di 5 mila anime in Val Camonica, c’è molto di più: «È un investimento su un’economia e su modelli di sviluppo diversi: il territorio diventa strumento di didattica ed esperienziale, e nello stesso tempo il luogo ideale dove mettere a frutto le competenze acquisite», spiega Anna Giorgi, 58 anni, infaticabile professoressa di Botanica nel corso di laurea triennale nelle Scienze agroalimentare, che da quasi tre anni si è arricchito anche di una laurea magistrale in inglese che sta attirando studenti da tutto il mondo. Ma cosa c’è di diverso da atenei collocati a Trento, Bolzano o Camerino? «Quelle - sottolinea Giorgi - sono cittadine, hanno tutti i servizi, sono densamente abitate. Il 90% dei Comuni di montagna del nostro Paese invece ha meno di 5 mila residenti, soffre dello spopolamento, della perdita di competitività, dell’invecchiamento della popolazione. In questi piccoli centri, come Edolo, c’è un declino costante, e gli approcci usati sono stati inefficaci: si cerca di compensare lo svantaggio col denaro, ma non funziona, perché ci vogliono idee ed energie per metterle a terra. E quindi noi investiamo in chi ama la montagna».
Anna Giorgi: «L’Università della Montagna? Una scelta di studio e di vita» Oggi su Buone Notizie
L’iniziativa della Statale di Milano in Val Camonica: dopo 30 anni, la Magistrale. «Chi si laurea poi gestisce aziende agricole o si occupa di dissesti e valanghe». Il progetto nato dalla consapevolezza che un modo per frenare l’abbandono è investire su formazione e innovazione







