Sono facilissimi da scrivere, a volte, i necrologi. Certe rarissime volte basterebbe dire solo grazie. Ciascuno sa perché, ciascuno custodisce un frammento che gli parla e lo riguarda. Quella volta che, quell’altra quando. Non parlo di Emma Bonino da una posizione neutra: l’ho amata moltissimo, talvolta detestata, ho imparato da lei il rigore, il nitore del dissenso e come portarlo addosso: non un abito, proprio una parte del corpo. È stata un riferimento costante da quando ho memoria dunque è parte della mia vita — come di quella di moltissimi — è ragione di quello che sono. La tengo nella voce. Ma questo riguarda me, appunto, e chi se ne importa: è solo per spiegare che, dicevo, non sono obiettiva. Parlarle, trascorrere ore e talvolta giorni con lei, è stato un privilegio. Non sapevi mai cosa aspettarti. Le parole le arrivavano alle labbra dopo un viaggio di pause, silenzi, il viaggio del pensiero. Mai, mai il repertorio. Sempre un pensiero vergine. Anche nella ripetizione e nella costanza — perché la durata è l’essenza delle lotte, diceva — non era mai la stessa. Nella malattia, una forza. Velocissima e anche lenta, perché ci vuole il tempo che ci vuole, calcolatrice ma mai opportunista, lucida e sentimentale. Molto in profondità, sotto quell’armatura: una piemontese romantica. Idealista pratica, concreta. Sarebbe stata una strepitosa presidente della Repubblica, se non vivessimo in un paese in cui le donne sono da esibire come adorno, da osservare come eccezioni. Lei ne rideva moltissimo. Con dolore, certo, ma senza rancore. È lunghissima la strada, diceva, e occhio: quello che abbiamo già fatto sembra molto ma non è ancora niente, invece. Si dissolve in un momento se non lo teniamo vivo ogni giorno nel corpo, nell’azione ostinata. Diranno che ha perso, la sua generazione, ma ha vinto invece. Non gliene fregava niente di vincere o perdere e i conti si fanno alla fine: non è finita finché non è finita. Lei ci ha portati fin qui ora tocca a noi, a voi. Dai, andiamo.
Diranno che ha perso ma ha vinto
La lunga strada del pensiero con cui Emma ci ha guidati







