HomeMagazineCinema e Serie TvLa vergogna del sopravvissuto: Adriano Giannini nella dittatura argentina, fra senso di colpa e potere della testimonianzaCon ‘Ritorno a Buenos Aires’ il regista italo-cileno Marco Bechis porta a Venezia 83 l’eco della sua storia personale. Protagonista il favorito per la Coppa VolpiAdriano Giannini in Ritorno a Buenos AiresRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciVenezia, 11 settembre 2026 – ''La mia sindrome dell'impostore non sa dove nascondersi in questo momento''. Adriano Giannini preferisce sorvolare quando una giornalista gli domanda se abbia già preparato il discorso per la Coppa Volpi alla migliore interpretazione maschile. L'attore è il protagonista di 'Ritorno a Buenos Aires', il nuovo film di Marco Bechis presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 e dal 17 settembre in sala. Una storia ambientata nella capitale argentina nel 2008 in cui l'attore interpreta Mariano Guerra, un medico italiano che torna in Sud America per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e lo ridussero in schiavitù durante la dittatura militare.

Ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia insieme ad altri superstiti, ritrova persone che hanno condiviso la prigionia con lui e attende il giorno della sua deposizione. Giornate che riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni e fanno riaffiorare un peso che nessuna sentenza può alleggerire, costringendolo a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo. Un'opera che per Bechis — nato a Santiago del Cile da madre cilena e padre italiano, sequestrato e detenuto nel '77 per quattro mesi nel centro clandestino Club Atlético durante la dittatura argentina — è molto personale.