di
Monica Zicchiero
La donna violentata durante il regime fascista: nel 2012 il Dna confermò la parentela. Le sentenze hanno dato ragione al figlio naturale
La nonna era stata violentata dal suo datore di lavoro, un agente marittimo di un certo rilievo, all’epoca. Venezia, anno 1936, il regime fascista di Mussolini era all’apice e cavalcava la seconda campagna di conquista dell’Abissinia. Maria L. era una dattilografa e segretaria di Nicolò S. e restò incinta. Denunciò lo stupro. «Ma non era mai riuscita a risolvere il riconoscimento del diritto suo e del bambino», racconta l’avvocato Enrico Cornelio, che ha seguito la causa del figlio naturale e dei suoi eredi in un flipper di sentenze rimbalzate varie volte tra Corte d’Appello e Cassazione fino a quando l’altro giorno non è stato messo un punto fermo: i figli del figlio naturale dell’imprenditore hanno diritto all’eredità. Diventano proprietari di tre appartamenti di una palazzina di Castello dopo un contenzioso complicato, lungo. E hanno anche diritto ad avere la quota di canoni di affitto dei terreni di proprietà del loro nonno naturale. Non è stato riconosciuto solo il diritto a incamerare parte dei proventi della vendita delle proprietà.









