"Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche: 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme, di tutto quello che ci hai insegnato a vedere, sia negli abissi della sofferenza che attraverso la lente limpida del tuo coraggio'".È con queste parole che don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ricorda Denise Cosco sulle pagine del Corriere della Sera. La donna, 35 anni, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, si è tolta la vita nel suo appartamento 17 anni dopo l’assassinio della madre che aveva deciso di ribellarsi al marito e quindi alla ‘Ndrangheta. Aveva la stessa età di Lea. Dopo la sua morte, la figlia aveva testimoniato nel processo contro suo padre, Carlo Cosco, e altri imputati.“Sofferente e coraggiosa. Ora la immagino abbracciata alla mamma Lea Garofalo”. Il ritratto di Don Ciotti è doloroso, personale. Per anni erano stati “Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi, nel corpo vivo delle nostre realtà che hanno provato ad accoglierla e accompagnarla: sentiamo il dolore di una frattura che non si salderà mai del tutto”.Le parole della ragazza durante il funerale della madre a Milano, a distanza di 17 anni, continuano a colpire. Oggi, ancor più. “Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti”.