La lunga mano dell’Iran si estende al Mar Rosso con i proxy di Teheran, i ribelli yemeniti Houthi, che riaprono il secondo fronte contro gli Stati Uniti e il loro principale alleato nel Golfo Persico, l’Arabia Saudita. Gli estremisti sciiti, finanziati e riforniti di armi dalla Repubblica islamica, minacciano di nuovo l’altro passaggio cruciale per il commercio marittimo internazionale, lo Stretto di Bab el Mandeb, puntando al controllo della rotta diventata cruciale per gli scambi internazionali e in particolare quelli energetici dei Paesi del Golfo e di Riad, dopo la crisi nello Stretto di Hormuz provocata dal conflitto fra Usa e Iran. Il petrolio sfiora i 105 dollari al barile, la produzione di petrolio saudita crolla ai minimi dal 1990.Il salto di qualità degli estremisti filo-Iran si è registrato ieri, quando gli Houthi hanno conquistato via terra la città portuale yemenita di Mocha (Al-Makha), 70 chilometri a nord dello stretto di Bab El Mandeb, e hanno costretto al ritiro le truppe governative sostenute dall’Arabia Saudita. Poi è stata la volta dell’assalto all’isola di Zuqar, tramite attacchi missilistici e imbarcazioni veloci. Testimoni raccontano di aver visto le forze ribelli entrare in città al grido di «morte all’America, morte a Israele».Si tratta di un colpo potenzialmente durissimo per il traffico marittimo ed energetico, inferto dietro la regia di Teheran, anche se il regime iraniano definisce gli Houthi «un attore indipendente e proxy di nessuno» e i ribelli yemeniti ancora «sicura e senza interruzioni» la navigazione nello Stretto. Un colpo duro che arriva dopo giorni di attacchi Houthi ai danni dell’Arabia saudita in patria e nello Yemen, tanto che il Pakistan sta valutando raid aerei contro il movimento sciita, nell’ambito dell’Accordo di difesa della Mecca siglato il 7 agosto dai leader di Turchia, Arabia Saudita e Pakistan e che, sul modello dell’articolo 5 del Trattato Nato, impegna i tre Paesi alla difesa reciproca se uno di essi subisce un attacco. L’offensiva dei ribelli yemeniti contro il Regno saudita ha toccato il culmine in questi giorni con attacchi a varie città saudite, missili balistici e droni su aeroporti e infrastrutture strategiche della compagnia di Stato Saudi Aramco. Riad ha risposto con circa 40 raid di rappresaglia.È il rilancio della guerra totale, con gli Houthi che nel Mar Rosso infrangono una tregua con gli Usa lungo un anno e in Yemen lunga 4 anni dopo la guerra civile contro le forze governative sostenute dall’Arabia saudita.Le mosse degli alleati di Teheran sono strettamente legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran, una guerra di logoramento che in queste ore ha assunto i contorni di una vera e propria battaglia navale per fermare le petroliere nemiche che attraversano lo Stretto di Hormuz. Donald Trump ha sostenuto nelle scorse ore che il conflitto con i pasdaran iraniani finirà dopo le elezioni di midterm. Ma secondo fonti del Wsj, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e altri consiglieri della Casa Bianca hanno prospettato in privato al presidente americano che la guerra potrebbe prolungarsi per altri due anni, fino all’insediamento del prossimo leader statunitense, previsto per gennaio 2029.
Assalto Houthi nel Mar Rosso: a rischio lo Stretto Bab el Mandeb
Dietro la regia di Teheran, i ribelli sciiti conquistano la città di Mocha e l’isola di Zuqar in Yemen. Dopo Hormuz, a rischio l’altro passaggio marittimo. Rubio e Vance: la guerra potrebbe durare fino al 2029













