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Gian Guido Vecchi

Quando il Pontefice fece visita alla donna che aveva guidato le battaglie per il divorzio e l’aborto: «Di fronte a questa donna dico, chapeau»

CITTÀ DEL VATICANO Si conoscevano già da anni ma l’immagine che resterà è quella del 5 novembre di due anni fa, due persone anziane in sedia a rotelle su una terrazza dietro Campo de’ Fiori, tutt’intorno il verde delle piante e la luce autunnale sui tetti di Roma e al centro, posate sul tavolo, una scatola di cioccolatini e le rose che Francesco aveva portato a Emma Bonino. Pochi giorni prima, lei era stata dimessa dall’ospedale e lui, che quella mattina aveva inaugurato l’anno accademico alla Gregoriana, si era concesso una piccola deviazione per farle un’improvvisata. La leader radicale si era ritrovata davanti il Papa, con mazzo di rose e cioccolatini, che l’aveva salutata con un semplice «cerea».

Origini piemontesiIl nonno del pontefice, Giovanni Angelo Bergoglio, veniva da Bricco Marmorito, un paesino del Monferrato che dista una sessantina di chilometri dalla Bra di Emma, e certo le comuni origini piemontesi hanno avuto una parte nella simpatia e poi nell’amicizia più improbabili che si potessero immaginare, il vescovo di Roma e la donna che aveva guidato le battaglie storiche per il divorzio e l’aborto. «Non condivido le sue idee ma conosce l’Africa meglio di tutti. Di fronte a questa donna dico, chapeau», aveva raccontato il Papa al direttore del Corriere, Luciano Fontana. E lei, dopo la visita «graditissima» del Papa, aveva sorriso: «Sono rimasta molto colpita dalla forza e dalla comprensione che mi ha dimostrato. Ma mi ha colpito soprattutto quando mi ha detto che per lui sono “un esempio di libertà e resistenza”, mi ha riempito di gioia».