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Bruxelles – Settantotto anni, e una vita spesa in Europa e per l’Europa. Emma Bonino ha sempre legato il suo nome e la sua politica al progetto europeo. Fino in fondo e a ogni livello possibile, non solo quello dei palazzi e dei tavoli istituzionali. Come nel 2012 quando, allora vice presidente del Senato italiano, partecipò alla presentazione della fondazione di una testata italiana, che nasceva a Bruxelles e che si prefiggeva di raccontare ai lettori il lavoro dell’UE: era Eunews, il nostro giornale. Da quel momento, Emma Bonino ha più volte partecipato agli eventi che Eunews ha promosso, soprattutto quelli dedicati al ruolo dell’Unione nel contesto globale così come in quello quotidiano dei cittadini. Un segno di attenzione verso chi tratta e vuole far conoscere l’Unione europea alla sua prima linfa vitale: i cittadini europei, e tra loro gli italiani.Emma Bonino lega dunque profondamente il suo nome al progetto di integrazione europea e alla sua evoluzione. Approda in Parlamento europeo nel 1979, anno delle prime elezioni europee. Tanto per dare il contesto, la presidente dell’Aula è la francese Simone Veil, prima donna a ricoprire tale incarico, sopravvissuta ad Auschwitz, politica francese e ministra della Salute che porterà la Francia a legalizzare l’aborto. Il momento è di svolta del percorso di un’Unione europea che si chiama ancora Comunità economica europea, ma che guarda già ad una profonda trasformazione in senso politico. Bonino appartiene alla prima generazione di deputati europei direttamente eletti, ed esercita questa funziona una prima volta per due mandati consecutivi, fino al 1988. Tornerà in Parlamento europeo a distanza di oltre dieci anni, nel 1999, per un’altra legislatura a dodici stelle. Tra le due esperienze da parlamentare europea, un mandato da commissaria europea responsabile per la tutela del consumatori. È il membro italiano della Commissione guidata dal lussemburghese Jacques Louis Santer, passata alla storia per essere a oggi l’unico collegio dei commissari ad essersi dimesso in toto prima della fine del mandato, nella quale inventò di sana pianta il ruolo della Commissione nella protezione dei consumatori. Bonino si trova un’altra volta al centro della storia dell’integrazione europea, per la cronaca ma pure per l’agenda: è sotto la commissione Santer di cui fa parte che viene siglato il trattato di Amsterdam che trasferisce competenza in materia di Giustizia e Affari interni dagli Stati all’UE e potenzia il ruolo del Parlamento europeo. Ma il suo nome è legato anche a un caposaldo dell’unità: l’euro. Bonino contribuisce ai lavori preparatori dell’introduzione della moneta unica ed è con la Commissione Santer che si ha la transizione monetaria dalle tante valute nazionali all’euro, simbolo tangibile dell’integrazione.Esponente di spicco del Partito radicale italiano e più volte deputata al Parlamento italiano, il nome di Emma Bonino è legato a battaglie storiche come il diritto all’aborto, al divorzio e all’eutanasia. Ministra per gli Affari europei e il Commercio internazionale nel secondo governo Prodi (2006-2008) e ministra degli Esteri nel governo Letta (2013-2014), nel 2018 fonda +Europa, partito di stampo europeista che racchiude già nel nome il manifesto politico della formazione.