Questo è il numero del 10 settembre 2026 della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.

Dietro una protesi, un dispositivo diagnostico, una tecnologia chirurgica o un sistema per il monitoraggio di un paziente c’è molto più di un prodotto da acquistare. C’è una filiera industriale fatta di ricerca, competenze specializzate, brevetti, sperimentazioni cliniche, investimenti e lavoro qualificato. È la fotografia del medtech italiano restituita dal Rapporto PRI – Produzione, Ricerca e Innovazione: 4.618 imprese, di cui 2.743 produttrici, 1.499 attive nella distribuzione e 376 nei servizi. Un settore che vale circa 13 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 133 mila persone. Quello dei dispositivi medici è un comparto nel quale competitività industriale e qualità delle cure sono strettamente legate. Una diagnostica più precisa può permettere di individuare prima una patologia; dispositivi chirurgici più avanzati possono ridurre l’invasività degli interventi; sistemi di monitoraggio possono migliorare la gestione dei pazienti e contribuire a prevenire complicazioni. E quando una tecnologia consente di ridurre ricoveri o tempi di assistenza, può produrre anche un beneficio economico per il Servizio sanitario nazionale.