La filiera dei dispositivi medici in Italia vale 18,3 miliardi di euro tra esportazioni e mercato interno e conta 4.600 aziende con quasi 134 mila dipendenti.
L'export di questo mondo fatto di camici, siringhe, apparecchiature e simili supera 5,1 miliardi, mentre l'import pesa per 7,8 miliardi.
Ma, come emerge dai dati del Centro studi di Confindustria del settore, lo scenario internazionale impone una riflessione «sulla resilienza delle catene di approvvigionamento e sulla capacità competitiva europea». «Le imprese segnalano difficoltà legate ai costi di trasporto nel 71,2% dei casi e alle tensioni geopolitiche nel 48,5%, mentre i costi di produzione sono aumentati in media del 22%, con punte superiori al 50% per il 10% delle aziende», aggiunge Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici. «Le aziende si sono comunque dimostrate resilienti, ma la resilienza non basta: deve trasformarsi in sviluppo.
Per questo chiediamo con forza politiche industriali dedicate, una governance per il settore e il superamento del payback, che sta mettendo in seria difficoltà le imprese».
Nonostante tutto negli ultimi anni le imprese hanno continuato a investire.






