Con 502 imprese attive, quasi 17mila addetti di cui oltre la metà laureati, e 130 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo (pari al 12,9% del totale nazionale), l’Emilia-Romagna si conferma snodo strategico per l’industria dei dispositivi medici. Una filiera che in regione genera 660 milioni di euro di produzione annua, impiega il 13% della forza lavoro nazionale del settore e ha nel distretto di Mirandola, noto come la “Silicon valley” biomedicale tricolore, il primo polo europeo dei dispositivi monouso, terzo al mondo dopo Minneapolis e Los Angeles. Un’eccellenza non solo in termini di volumi, ma di know-how tecnico e capacità di integrazione tra manifattura, ricerca e sanità che ha richiamato in mezzo secolo le più grandi multinazionali straniere.

Il roadshow in sei tappe per l’Italia

È da qui, da Modena, che Confindustria Dispositivi Medici ha scelto di far partire il roadshow nazionale “Insieme per un Paese in salute”, che celebra i 40 anni dell’associazione. «Non è una scelta simbolica – spiega il presidente Nicola Barni – ma il riconoscimento di un modello industriale avanzato, resiliente e radicato. A Mirandola convivono grandi gruppi e Pmi innovative, università e centri di ricerca, alta formazione tecnica e manifattura evoluta. È un laboratorio industriale dove nascono soluzioni ad alto valore aggiunto in grado di competere nel mondo. La nostra priorità ora è valorizzare queste aggregazioni e rafforzare l’identità strategica del settore per l’Italia».