Negli ultimi 25 anni il balzo in avanti del farmaceutico, pari a 4,5 punti percentuali, è stata sicuramente la novità maggiore sotto il profilo merceologico dell’export italiano. E i 9 miliardi targati Sud (dato 2024, di cui oltre 7 provenienti dalla sola Campania) spiegano perché si può parlare di una vera e propria nuova specializzazione produttiva del Paese rispetto ai settori su cui tradizionalmente sono concentrate le sue vendite all’estero. Non è un caso che le grandi aziende del settore, a partire dalle multinazionali, come lascia intendere Assoram, l’Associazione dei distributori presieduta dal napoletano Pierluigi Petrone, stanno pensando di organizzare un indotto sempre più specialistico e competitivo per le loro accresciute esigenze sul territorio.

Di sicuro non è l’unica freccia all’arco dell’export nazionale (l’agroalimentare negli stessi 25 anni è salito dal 5,6% al 9,3% del totale, con una quota Sud pari in valore a oltre 2,6 miliardi, inferiore alla sola Italia Nord Orientale, come dicono i dati aggiornati di ICE). Ma, soprattutto, tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, il sistema ha dimostrato di essere pronto a cogliere la sfida delle nuove opportunità di mercato, specie in ambito extra Ue, nel nome di una flessibilità e di una visione che all’estero non tutti, forse, avevano previsto.