Sono stati dieci anni terribili per Vincenzo Chindamo. Anni pieni di cattivi pensieri, notti insonni, incubi e soprattutto della paura che la verità sulla sorte della sorella potesse essere sepolta per sempre. Adesso gli otto nuovi indagati nell’inchiesta sulla scomparsa e sull’omicidio di Maria Chindamo rappresentano un piccolo bagliore dentro una notte iniziata la mattina del 6 maggio 2016, quando l’imprenditrice agricola di Laureana di Borrello sparì davanti alla sua azienda di Limbadi, nel Vibonese.

Una svolta che riapre una ferita mai rimarginata ma che, per la famiglia, porta con sé anche una nuova speranza. Vincenzo Chindamo la accoglie con prudenza, senza trasformare un atto investigativo in una sentenza, ma con una certezza: dopo quasi dieci anni lo Stato continua a cercare la verità su Maria. “Sono sensazioni che non saprei descrivere. C’è dentro rabbia e paura, ma anche l’emozione di vedere persone semplici che sono state sempre vicine alla mia famiglia; c’è la riconoscenza per forze dell’ordine e magistratura che non hanno mai smesso di cercare la verità”, racconta Chindamo.

“Sono passati dieci anni e abbiamo ancora otto nuovi indagati”

È proprio il tempo trascorso a dare alla nuova fase dell’indagine un significato particolare. “La cosa che veramente mi tranquillizza, da familiare, da fratello di Maria, da cittadino e da uomo impegnato, è constatare che sono passati dieci anni e abbiamo ancora otto nuovi indagati”, afferma Vincenzo Chindamo. Ma il fratello di Maria tiene immediatamente a fissare un confine tra indagine e responsabilità penale: “Non parliamo di arresti e non parliamo di imputati, ma parliamo di indagati”. È una precisazione importante. Gli accertamenti sono ancora in corso e le responsabilità dovranno eventualmente essere accertate nelle sedi giudiziarie. Eppure, dietro la freddezza delle formule processuali, per la famiglia Chindamo esiste un dato che pesa: il caso non è stato dimenticato. “Se qualcuno, me compreso, poteva temere che si rimanesse con un solo imputato come Salvatore Ascone e che non si potesse o non si volesse andare oltre, oggi la realtà dimostra il contrario”, dice Vincenzo. “La magistratura e le forze dell’ordine – sottolinea – avevano promesso di esserci e di non mollare, e quello hanno fatto”.