Una traccia di sangue nel terriccio rimasto attaccato ai bulloni di una fresa agricola. Altre su un paio di scarpe da ginnastica. Due mozziconi raccolti nel luogo della scomparsa, una cintura spezzata, automobili ancora sotto sequestro. A oltre dieci anni dal 6 maggio 2016, l’inchiesta sull’omicidio di Maria Chindamo torna a interrogare i reperti. La Dda di Catanzaro ha disposto nuovi accertamenti tecnici non ripetibili nell’ambito di un procedimento che coinvolge otto indagati, ai quali vengono contestati il concorso nell’omicidio e nella distruzione e nell’occultamento del cadavere, con le aggravanti mafiose.
Il provvedimento porta la firma della sostituta procuratrice Annamaria Frustaci. Gli appuntamenti indicati per le operazioni sono il 14 e il 21 settembre 2026, nei laboratori del Ris di Messina. L’obiettivo è estrarre eventuali tracce di Dna, confrontarle con i campioni già acquisiti e cercare, dove possibile, impronte digitali. Da questi esami gli investigatori attendono elementi per ricostruire responsabilità e passaggi di un delitto il cui corpo non è mai stato ritrovato.
Gli otto indagati: nomi, età e provenienza
Nel procedimento figurano Giovanni Capone, 45 anni, nato a Varapodio e residente a Laureana di Borrello; Vincenzo Arceri, 80 anni, di Laureana di Borrello; Francesco Arceri, 43 anni, nato a Taurianova e residente a Laureana di Borrello; Tommaso Biondo, 65 anni, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, e residente a Roma. Gli altri indagati sono Antonino Biondo, 29 anni, nato a Melito di Porto Salvo e residente a Rosarno; Sasho Emilov Dimitrov, 46 anni, nato in Bulgaria e residente a Dupnitsa, nello stesso Paese; Davide Errigo, 32 anni, nato a Cinquefrondi e residente a Laureana di Borrello; Laurenthiu Georghe Nicolae, 36 anni, nato a Timișoara, in Romania, e residente a Grabat, nel comune romeno di Lenauheim.












