Una parte delle risposte sull’omicidio di Maria Chindamo viene cercata nel terriccio aderente ai bulloni di una fresa, sulle superfici di alcune automobili, su due mozziconi raccolti il giorno della scomparsa. Oggetti entrati nell’inchiesta in momenti diversi, che adesso saranno sottoposti a nuovi esami. A oltre dieci anni da quel drammatico 6 maggio 2016, gli investigatori cercano elementi per ricostruire ciò che accadde davanti all’azienda agricola di Limbadi e nelle ore successive. Dopo la notizia degli otto indagati, riportata ieri da Calabria7, è questo il passaggio da seguire per comprendere lo sviluppo dell’inchiesta. L’avviso firmato il 26 agosto dalla pm antimafia Annamaria Frustaci dispone accertamenti tecnici non ripetibili per la ricerca di tracce biologiche e dattiloscopiche. Il loro valore dipenderà da ciò che sarà possibile identificare e collegare alla dinamica del delitto.
La fresa e le tracce da attribuire
Tra i reperti figurano una fresa agricola e una zappatrice. Per la fresa, l’avviso richiama risultati positivi ai test Luminol, Combur 3 Test e Bluestar IdentHEM: riguardano il terriccio attaccato ai bulloni della lama e la superficie di un dado di ancoraggio. Sono stati repertati anche campioni di terra e due larve di insetti. Il punto è capire a chi appartengano le tracce e quale rapporto abbiano con l’omicidio. La positività di un test e l’identificazione della persona da cui proviene il materiale sono passaggi distinti. L’attenzione per l’attrezzo agricolo assume un significato particolare alla luce delle dichiarazioni sulla sorte del corpo. Anche su questo terreno, però, resta da dimostrare se e come la fresa sequestrata sia stata impiegata nel delitto.












