Chris Lehane, responsabile degli affari globali, ha pubblicato una lettera dove si chiedono requisiti nazionali obbligatori. Negli Usa al momento esiste solo una proposta di legge, nota come «AI Kill Switch Act»
Dopo l'ennesimo allarme - da toni più che apocalittici - ecco che arriva l'ennesima - paradossale - richiesta di porre limiti di sicurezza allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Una richiesta firmata dal responsabile degli affari globali di OpenAI, Chris Lehane. In un post sul blog ufficiale della azienda, scrive: «Lo sviluppo dell'AI, accelerato dall'AI, richiede più di impegni volontari. Siamo giunti a una nuova fase nelle capacità dell’intelligenza artificiale, e ciò richiede un nuovo approccio alle politiche in materia di intelligenza artificiale». Il riferimento è al loro ultimo modello, Astra, presentato come primo passo verso il raggiungimento dell'Agi (intelligenza artificiale generale), ovvero il passo che porterebbe le macchine ad avere una qualità di ragionamento eguale a quella umana. Ma il riferimento - implicito - è soprattutto alle dichiarazioni di un ex ricercatore di Anthropic che in precedenza aveva lavorato anche a OpenAI, Jacob Coxon. Poche ore prima aveva scritto su X: «Le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata di marketing. Anzi, molti dirigenti e ricercatori di alto livello cercheranno di usare un linguaggio più pacato con la stampa, ma sento le stesse persone esprimere privatamente questa paura. Nessun'altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello».















