Nella storia industriale americana capita di rado che un'azienda bussi alla porta del legislatore per chiedere di essere sorvegliata più da vicino. Di solito il traffico va nella direzione opposta: si assumono lobbisti, si diluiscono gli obblighi, si guadagna tempo. Mercoledì 9 settembre, però, la società che ha inventato ChatGPT ha pubblicato un documento che ribalta il copione, e lo ha fatto nello stesso giorno in cui un suo ex ricercatore diceva al Wall Street Journal che il settore sta scommettendo sulle nostre vite.
Una richiesta che suona al contrario
Il testo porta la firma di Chris Lehane, responsabile degli affari globali di OpenAI, e ha un titolo che sembra un avviso di scadenza: la finestra della politica sull'intelligenza artificiale è aperta, bisogna agire adesso. Lehane scrive che le capacità dei sistemi sono entrate in una nuova fase e che questo impone una nuova fase anche per le regole, aggiungendo che nessuna azienda, nessun settore e nessun governo può affrontare da solo questo passaggio.
La frase che ha fatto il giro delle redazioni è più asciutta e più inquietante. Secondo Lehane, la prospettiva di uno sviluppo dell'intelligenza artificiale accelerato dall'intelligenza artificiale stessa richiede più di semplici impegni volontari, e gli Stati Uniti hanno bisogno di una normativa nazionale obbligatoria, basata sulle capacità dei sistemi, capace di evolversi insieme alla tecnologia.






