Una specie di uccello migratore su nove è minacciata di estinzione e il 45% delle 1.843 specie migratrici analizzate ha popolazioni in declino, mentre soltanto il 14% mostra una tendenza all’aumento.

È il quadro tracciato dal nuovo rapporto State of the World’s Birds 2026 di BirdLife International, presentato a Nairobi in occasione del Global Flyways Summit. Il documento fotografa una crisi che riguarda quasi metà delle specie migratrici e segnala come la perdita e il degrado degli habitat, i cambiamenti climatici, la caccia e le infrastrutture siano tra le principali pressioni esercitate dalle attività umane.

Il rapporto invita a cambiare scala nelle politiche di conservazione: non basta più proteggere singoli siti, perché gli uccelli migratori attraversano Paesi e continenti lungo rotte che collegano aree di sosta, riproduzione e svernamento. Per questo, sottolinea BirdLife, la tutela deve riguardare l’intero sistema dei corridoi migratori.

Un viaggio lungo migliaia di chilometri, ma sempre più difficile

Ogni anno miliardi di uccelli attraversano continenti, oceani, deserti e montagne per raggiungere i luoghi dove nidificare, alimentarsi e trascorrere l’inverno. Sono viaggi che sembrano quasi impossibili: la sterna artica può percorrere fino a 100 mila chilometri all’anno tra Artico e Antartide, mentre il colibrì gola rubino, che pesa appena tre grammi, attraversa senza fermarsi il Golfo del Messico. Le rotte che collegano le aree di riproduzione, sosta e svernamento sono chiamate flyways, veri e propri corridoi ecologici che attraversano Paesi e continenti.