Subito dopo aver vinto la Medaglia Fields, Jacob Tsimerman ha annunciato il suo passaggio a OpenAI. Cosa c’è dietro questa scelta? Prova a rispondere Marco Menale per La Lente Matematica.
Lo scorso 22 luglio sono state assegnate le quattro Medaglie Fields 2026, il massimo riconoscimento per giovani matematici under-40. Tra loro c’è Jacob Tsimerman, e tra le motivazioni c’è l’uso di strumenti come l’o-minimalità. Tsimerman lavora all’Università di Toronto. Anzi, lavorava. Subito dopo la premiazione ha annunciato il suo passaggio a OpenAI, per intenderci, è l’azienda di ChatGPT oramai alla ribalta della cronaca dopo l’annuncio della soluzione di uno dei Problemi del Millennio, quello dell’equazione di Navier-Stokes, con una storia comunque molto umana. La scelta di Tsimerman ha lasciato un certo sgomento tra i matematici, con reazioni diverse, anche perché diverse sono le reazioni quando si parla del rapporto tra matematica e intelligenza artificiale. Eppure, a muovere la scelta di Tsimerman è stata anche una certa preoccupazione sul futuro.
Piccolo presupposto. Il rapporto tra matematica e intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali argomenti di discussione nella comunità matematica. Abbiamo già parlato in questa rubrica della visione collaborativa di Terence Tao, che vede l’IA come nuovo collaboratore di ciascun matematico nella sua ricerca. Anzi, siamo andati oltre, con il preludio della matematica sperimentale. La soluzione di ChatGPT al problema del millennio è solo il passo più eclatante. Ci si chiede: a quando l’ipotesi di Riemann? Certo, non mancano critiche che, quando non sono mosse da questioni di principio, riflettono preoccupazione, se non paura. Cosa sarà della matematica con quest’accelerata dell’IA? Fino ad arrivare alla domanda delle domande: cosa sarà dell’umanità?
















