Per capire come sia possibile che, a 25 anni dagli attacchi dell’11 settembre, Al Qaeda sia ancora pericolosa, bisogna rifarsi alle parole di Ali Soufan.Soufan è stato uno degli agenti dell’FBI che contribuirono a confermare rapidamente il legame tra gli attentatori dell’11 settembre e Al Qaeda, in particolare grazie al suo lavoro in Yemen, che permise l’identificazione di diversi dirottatori. Oggi è diventato analista e da anni si occupa di studiare come sia cambiata la minaccia jihadista.Il “binladenismo” e la capacità di rigenerarsiSecondo Soufan, il lascito più duraturo di Bin Laden è stato il cosiddetto “binladenismo”, cioè un’ideologia potente e in continua evoluzione. Nel suo libro Anatomy of Terror, l’ex agente dell’FBI ricorre alla metafora della mitologica Idra: quando una testa viene tagliata, ne emergono altre.Colin P. Clarke e Clara Broekaert, in un’analisi per il CTC, descrivono efficacemente come la forza di questa ideologia del terrore risieda nella sua capacità di sopravvivere quasi a ogni cosa, inclusi i raid condotti con i droni.Il “binladenismo” rappresenta quindi la persistenza della narrativa e dell’ideologia jihadista rese globali da Bin Laden: una narrativa che riflette l’ideologia del salafi-jihadismo e che oggi si ritrova, seppur con alcune differenze, tanto nel franchise di AQ quanto nell’ISIS. Il tutto all’interno di una dinamica che mostra un movimento capace di rigenerarsi: ogni volta che un leader viene eliminato o un network viene smantellato, ne emergono altri. Uccidere uno specifico leader o smantellare una cellula, quindi, non significa eliminare il movimento stesso.Già nel 2014, tre anni dopo la morte di Bin Laden, Soufan sottolineava come il “binladenismo” avesse iniziato a diffondersi ben oltre ciò che lo stesso fondatore di Al Qaeda aveva immaginato. Clarke e Broekaert osservano che questa struttura rende il movimento più resiliente agli attacchi cinetici. Soufan è stato ancora più esplicito sul punto: i droni possono eliminare gli individui, sostiene, ma non possono eliminare un’ideologia o una narrativa.La radicalizzazione autonoma e la violenza “pronta all’uso”In questo senso, una delle conseguenze della progressiva frammentazione del jihadismo è visibile oggi anche nella radicalizzazione in Europa, diventata in molti casi sempre più autonoma dalle grandi organizzazioni. Europol, nel documento European Union Terrorism Situation and Trend Report 2026, pubblicato nel luglio scorso, osserva che alcuni attori jihadisti mostrano una minore profondità ideologica e non aderiscono necessariamente a una singola organizzazione o ideologia. Tra i giovani radicalizzati emerge spesso soltanto una conoscenza superficiale delle ideologie tradizionali, accompagnata da una miscela fluida e frammentata di idee assorbite negli ecosistemi online.L’ultimo frutto avvelenato di Al Qaeda è quindi una forma di violenza “jihadista” pronta all’uso: meno organizzazione, un’ideologia più leggera e, soprattutto, pochissimi fondi necessari per attivarla. Il risultato è un abbassamento della soglia operativa: Europol osserva che gli attacchi dei lone actors richiedono generalmente risorse finanziarie minime, soprattutto quando vengono utilizzati metodi semplici.Non serve più necessariamente una grande organizzazione per trasformare la radicalizzazione in violenza. Un aspetto, quest’ultimo, che rende ogni lupo solitario potenzialmente sempre più pericoloso.
La pericolosa eredità di Bin Laden: cos’è il “binladenismo” e perché minaccia ancora l’Occidente
A 25 anni dall’11 settembre, l’ideologia di Al Qaeda continua a rigenerarsi: meno strutture, più radicalizzazione autonoma e una violenza sempre più facile da attivare













