ROVIGO - Lo si dice al termine di ogni impresa, ma è vero: anche quest'anno Dario Vigo si è superato. Il vespista di Grignano ha recentemente completato l'ennesimo viaggio con la sua fidata compagna a due ruote che lo ha portato da Rovigo fino a Dakar, la capitale del Senegal. Un viaggio eterno, durato per 29 giorni coprendo un totale di 10.500 km. Un percorso simile a quello coperto dalla storica Parigi-Dakar, il leggendario rally raid capace di appassionare tutti i motociclisti dagli anni Ottanta fino alla fine degli anni Duemila, prima che la corsa si trasferisse prima in Sudamerica e poi in Arabia Saudita.

IL VIAGGIO Dal capoluogo rodigino fino alla grande Africa: un'esperienza incredibile anche al solo pensiero ma, quello completato dal 38enne polesano è anche una rivincita personale. Vigo aveva provato già nel 2018 ad andare fino in Senegal, per poi alzare bandiera bianca a causa di un incidente poco dopo essere arrivato in Marocco. «Sette anni dopo, più deciso che mai, ho ritentato questo viaggio - racconta sui suoi profili social, dove tiene aggiornati amici ed appassionati di mototurismo -. Il risultato è stato impeccabile, nonostante abbia preparato la Vespa tre giorni prima della partenza con il solito motore che mi accompagna da sempre in questi viaggi».Un percorso capace di superare tutte le aspettative di Vigo che, nel corso delle sue avventure, ha incontrato avversità di ogni tipo. «Ci ho sperato fino in fondo che tutto andasse per il verso giusto - racconta -, ma questo viaggio mi ha sorpreso in tutto per tutto. Ormai sono quindici anni che viaggio e la Vespa è da sempre la mia compagna fidata». Partito da Rovigo la sera del 3 agosto, Vigo ha attraversato cinque Paesi oltre all'Italia: Francia, Marocco, Mauritania, Senegal e Spagna, passando per tre dogane: il tutto senza alcun intoppo. «Avete presente la perfezione? - scrive su Facebook - Ecco, questo viaggio lo è stata». LE AVVERSITÀ I danni dal punto di vista meccanico si contano sulle dita di una mano, una rarità per un viaggio di queste dimensioni: il guasto più importante è quello alla gomma posteriore, ma nulla di irreparabile. «Sono tutte cavolate, nel complesso, al di fuori della carburazione in alcuni Paesi». I problemi sono stati di tipo meteorologico, in questo caso: «Mi sarei aspettato di tutto da questo viaggio, ma mai di avere freddo - ride -. Ad Agadir (Marocco) ci sono state punte di 56 gradi, che hanno comportato diverse bruciature tra naso e guance: sembrava di essere in un forno ventilato, una situazione ingestibile. Lungo la costa della Mauritania e del Sahara occidentale, invece, c'erano in media tra i 21 e i 24 gradi. Mi ero portato solo un giubbino molto leggero». Anche dal punto di vista culinario è andato tutto per il meglio: «Sono stato attento ad ogni singola cosa che ho mangiato, così come quello che ho bevuto e le cose che ho lavato con l'acqua locale. Ad ogni singolo sintomo, prendevo qualche medicinale».L'emozione delle ultime ore di viaggio prima di arrivare a Dakar: «La Mauritania è un misto di inciviltà e deserto, un mondo di una semplicità unica. Una volta entrato in Senegal, a darmi il benvenuto è stato un bel diluvio: ci voleva dopo tutto quel vento e la sabbia. Arrivato a Dakar, sotto l'immensa statua al rinascimento africano, non mi sembrava nemmeno vero: ce l'avevo fatta. Due giorni da turista in Senegal mi sono bastati per farmi capire quanto i prezzi fossero smisurati, praticamente uguali a quelli italiani. Nonostante ciò, non mi sono fatto mancare usi e costumi locali». «Di doman non c'è certezza» scriveva Lorenzo de' Medici. Questo vale anche per la meta del prossimo anno per Dario Vigo. L'unica costante che sicuramente sarà al via della prossima avventura è la sua amata Vespa.