ROVIGO - Dopo il viaggio a Dakar, sembrava difficile immaginare un’avventura capace di superare quella precedente. E invece Dario Vigo, 39 anni, vespista solitario di Grignano Polesine, ci ha riprovato. Ha caricato la sua Vespa, compagna di viaggio «affidabile, ma non troppo», e si è rimesso in strada. Destinazione? Inizialmente tutt’altra rispetto a quella poi raggiunta. «La guerra e alcuni problemi locali hanno fatto saltare la pianificazione del viaggio – racconta Dario –. A quel punto ho pensato: dopo tanto caldo, perché non portarla al fresco?». Detto, fatto. Con un abbigliamento che, come lui stesso scherza, sembrava più adatto a Rimini e Riccione nell’estate 2026 che alla Russia, Vigo ha puntato verso nord, attraversando diversi Paesi, tutta la Bielorussia e poi la Russia. La meta finale è stata Tjumen, considerata la prima città fondata nella storia della Siberia.

L'avventura Trenta giorni di viaggio e oltre 11mila chilometri percorsi in Vespa, tra grandi città, piccoli centri e interminabili strade sterrate. «In tre settimane in Russia ero praticamente l’unico turista straniero che incontravi» afferma. Tra le immagini che Dario conserverà più a lungo c’è quella davanti alla Piazza Rossa di Mosca, ma il vero obiettivo era spingersi ancora più a est, fino alla Siberia, percorrendo tratti della leggendaria Transiberiana. A Tjumen, però, niente gelo: «Ho trovato 28 gradi e zanzare più grosse delle nostre. Altro che Siberia fredda – aggiunge, precisando che gli imprevisti non sono mancati -. Sui monti Urali è esplosa la frizione, mentre un problema a un paraolio mi ha costretto ad aprire il motore direttamente a bordo strada. Sono problemi che si possono risolvere. Con un po’ di manualità e gli attrezzi giusti, si riparte». La gente Il vero nemico è stato però il carburante. In diverse zone della Russia alcuni distributori erano senza benzina e Dario si è trovato più volte a corto di carburante, arrivando persino a dover spingere la Vespa e chiedere aiuto alla gente del posto. «Una volta ho rischiato grosso. Per fortuna ho incontrato quello che considero il mio angelo custode. Mi ha fermato e mi ha spiegato la situazione: alcune strade erano interrotte e avrei rischiato di finire nei campi senza benzina. Mi ha fatto cambiare rotta – dice -. Nelle zone più remote, dove le strade diventano sterrati interminabili, la Vespa ha attirato la curiosità degli abitanti. Mi guardavano come se fossi un alieno. Arrivavo con una Vespa e parlavo una lingua che loro non capivano». A San Pietroburgo e in altre città Dario è stato ospite dei Vespa Club locali, entrando in contatto con gli appassionati russi. «Mi hanno accolto come una superstar. Ho trovato persone semplici, molto disponibili e con una grande voglia di aiutarmi. Quella semplicità mi ha colpito molto» sottolinea.Le restrizioni Il viaggio si è svolto in un periodo delicato per la situazione internazionale. Dario racconta di non aver incontrato direttamente le situazioni di guerra mostrate in televisione: «Non ho trovato postazioni militari o situazioni particolari. Ho visto soprattutto indicazioni e avvisi legati al pericolo dei droni». Anche le restrizioni hanno complicato il viaggio: niente normale utilizzo della rete telefonica e difficoltà con i circuiti delle carte di pagamento. Il contante locale è diventato indispensabile.Dopo 30 giorni e 11mila chilometri, la Vespa è tornata a Grignano, carica di ricordi: la Piazza Rossa, la Transiberiana, la Siberia, le strade sterrate, gli incontri con i vespisti russi e le riparazioni improvvisate lungo la strada. E alla domanda se tornerà in Russia, Dario non chiude la porta: «Non so quando, ma non lo escludo». Perché per Dario Vigo il viaggio, in fondo, non finisce mai davvero. Finisce una rotta, si sistema la Vespa, si rientra a Grignano. Poi, prima o poi, arriva una nuova idea, una nuova strada da seguire e un altro punto del mondo da raggiungere. Sempre con la stessa inseparabile compagna di viaggio: la Vespa.