Il 74% degli studenti universitari dorme meno dell 8 ore raccomandate dall'Associazione Mondiale di Medicina del Sonno. Il 20% circa soffre di un vero e proprio disturbo del ritmo circadiano, caratterizzato dalla tendenza ad addormentarsi più tardi rispetto alla media della popolazione. Questi soggetti hanno la necessità di dormire più a lungo di mattina, una condizione raramente consentita dagli orari scolastici o lavorativi. Si viene quindi a determinare una deprivazione di sonno (social jet lag) che comporta un aumento di stress, sonnolenza patologica, ansia e depressione, riduzione del profitto scolastico. Questo disturbo è però in gran parte sottodiagnosticato o confuso con le insonnie e, quindi, non trattato o trattato in modo inappropriato. Il Centro di riferimento regionale di Medicina del Sonno dell'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, in collaborazione con l'Università di Torino, ha quindi messo a punto protocolli terapeutici individualizzati sulla base di un monitoraggio strumentale del ciclo di sonno. Sono basati su tecniche non farmacologiche ad indirizzo comportamentale (cronoterapia, cioè il sistematico spostamento del periodo di sonno fino alla sua normalizzazione), associate a fotostimolazione (bright light therapy, l'esposizione al risveglio a un dispositivo medico che emette una luce calibrata per intensità e temperatura di colore) e melatonina. La carenza di sonno rappresenta un fattore di rischio per infarto, ictus, diabete, obesità, cancro e demenza, con il conseguente incremento dei costi sanitari e sociali. "Informazione, prevenzione e appropriatezza delle cure sono fondamentali soprattutto quando parliamo della salute dei nostri giovani", sottolinea l'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi.
Il 20% degli universitari dorme poco, non è insonnia ma social jet lag - Stili di Vita - Ansa.it
Il 74% degli studenti universitari dorme meno dell 8 ore raccomandate dall'Associazione Mondiale di Medicina del Sonno. (ANSA)







