Mentre il Parlamento non riesce ad approvare una legge nazionale, Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto hanno già regolamentato il suicidio assistito. Ora sta per aggiungersi anche l’Umbria: la maggioranza di centrosinistra vuole portare il testo in aula e approvarlo entro settembre.
Entro settembre l'assemblea legislativa umbra potrebbe approvare una legge sul suicidio assistito. Sarebbe la quinta Regione a legiferare sul fine vita, disegnando un’Italia divisa e a più velocità. Perché anche se otto anni fa la Corte Costituzionale ha chiesto al Parlamento di decidere, la politica non ha mai deciso. Di fronte all’inerzia delle Camere, nel 2019 la Consulta ha stabilito a quali condizioni chi aiuta una persona a morire non è punibile. E le Regioni hanno cominciato a muoversi in ordine sparso, per regolamentare con procedure uniformi il lavoro delle Asl.
Anche l’Umbria verso una legge sul fine vita: cosa prevede il testo La terza commissione dell’Assemblea legislativa umbra ha approvato 13 emendamenti alla proposta di legge popolare “Liberi Subito”, promossa dall’associazione Luca Coscioni, che ha raccolto 4801 firme. Ora la commissione deve votare il testo; in caso di approvazione approderà in aula. La maggioranza di centrosinistra è a favore del provvedimento, dunque a meno di colpi di scena non dovrebbero esserci ostacoli sul piano politico. L’obiettivo indicato è concludere l’iter entro settembre, anche se al momento non si hanno ancora dettagli sulla data del voto definitivo. La proposta d’iniziativa popolare nasce dalla vicenda di Laura Santi, giornalista perugina affetta da sclerosi multipla e prima persona in Umbria a ottenere dalla propria Asl il via libera alla procedura. La verifica e l’autorizzazione richiesero oltre due anni e otto mesi, tra diffide e ricorsi giudiziari. Santi è morta attraverso il suicidio medicalmente assistito nel luglio del 2025.






